Libri da leggere se hai perso qualcosa di importante, tipo te stessa: Americanah di Chimamanda Ngozi Adichie

Ci sono momenti nella vita in cui ti senti a metà. Improvvisamente sei metà di quello che eri, metà di quello che sei, insicura su quello che sarai. Potrebbe essere una sensazione che si presenta a seguito di un cambiamento, un biglietto sola andata per chissà dove, un radicale risvolto della vostra vita. Ebbene se la fase è quella, un libro da leggere è Americanah di Chimamanda Ngozi Adichie.

Ifemelu, la protagonista, racconta di come la sua vita sia cambiata a seguito del proprio trasferimento negli Stati Uniti da Lagos, Nigeria, e di come questo l’abbia trasformata in una vera “americanah,” parola che i ragazzi della sua città utilizzavano per descrivere un/una connazionale ormai ampiamente integrato/a nella società bianca americana. La storia di Ifemelu è intrecciata con quella del suo amore dei tempi dell’università, Obinze, che prova invece a cercare fortuna a Londra. Entrambi, con tempistiche diverse, capiscono che per quanto si possa fingere di essere qualcosa che non si è, per quanto si tenti di strapparsi di dosso il proprio essere, la propria pelle, e di ricucirne sopra una nuova, non si può realmente scappare da ciò che si è, perchè in ultima istanza esso verrà sempre fuori, ricordandoci con una vocina incessante nella testa, come un continuo martello tra i nostri pensieri, che stiamo sbagliando e che dovremmo invece lasciare che il nostro io si manifesti per ciò che è. E’ il problema di ciascun immigrato, andato via dalla propria terra, instauratosi da un parte diversa, più o meno vicina, della sua città d’origine. Lo sguardo estraneo della gente tende ad allontanare il diverso, “lo straniero,” quello che usa parole che non comprendiamo, che ha un accento diverso dal nostro, che veste diversamente da noi, che ha usi e costumi diversi, modi di dire diversi. Lo rigettiamo perché è nella nostra natura, è nel nostro istinto di difesa rigettare l’altro. E l’altro, invece, che vuole essere accettato, cerca di modificarsi, di scordare il proprio accento, i propri modi di dire, la propria lingua per diventare come te, che sei l’altro per lui/lei.

Non solo nel caso dell’immigrazione ma anche nel caso di una relazione a volte si tenta di diventare qualcosa che non si è per compiacere l’altro, e a metà di questo faticoso percorso di metamorfosi ci si rende conto che non è possibile, che tutto questo ci renderà infelici.

Nella vita di Ifemelu tutto viene gestito affinchè contruibuisca alla sua trasformazione in una vera americanah: il modo di acconciare i capelli, i fidanzati bianchi e di buona famiglia, o il black American d’eccezione, l’accento perso e la cadenza nasale americana guadagnata, la notorietà e il sogno americano che si realizza in una carriera professionale a Princeton, eppure Ifemelu non è felice. Ifemelu sente che per diventare una vera americanah ha infine perso se stessa, la vecchia sé. Così decide di ritornare alla ricerca di Obinze, e il finale non lo svelo.

Quello che queste meravigliose 500 pagine ci insegnano (che sono talmente belle da leggerle in due giorni) è che in qualsiasi posto ci troviamo, dovunque la nostra vita ci porti, qualunque siano i nostri sogni e la voglia di realizzarsi, di chiunque ci innamoriamo, non bisogna mai rinunciare a se stessi, perché sarebbe come fare un patto con il diavolo, come rinunciare alla propria anima, e questo non può che condurre all’infelicità.

Divertente, ironico e romantico, Americanah è la storia perfetta da leggere se si è perso qualcosa di importante e ci si sente smarriti. Un amore, un sogno, se si è lontani da casa, se si è confusi. Confusi e felici. Oppure no, persi. Sentirsi persi non è uno stato definitivo. E’ una catarsi, un momento transitorio della vita. Come il bruco che diventa farfalla. Bisogna perdersi per ritrovarsi.

Stop faking. Pretending to be what you’re not. Stop pretending to be “americanah.”

 

A chi lo consiglio: a chi ama leggere durante i weekend, o le sere di pioggia. A chi ha qualcosa a cui pensare. A chi è stressato perchè si sente solo. A chi è lontano da casa. Agli amori perduti.

A chi non lo consiglio: a chi preferisce i film horror. E a chi piace uscire il sabato sera, anche da solo.

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