Quando Frida Khalo disse “spero di non tornare mai più.” Un pomeriggio, al MUDEC di Milano

Milano. Marzo 2018. Su una parete di una delle ultime stanze dell’esposizione su Frida Khalo al Mudec di Milano si legge “Spero che l’uscita sia gioiosa e di non tornare mai più.” Mi metto ad origliare la spiegazione che una guida sconosciuta da su quella frase ad un gruppo altrettanto sconosciuto di visitatori: “Frida parlava di uscire dall’ospedale e di non tornarvi mai più. Tuttavia ci sono alcuni che interpretano metaforicamente la frase, intendendo l’ ‘uscita dalla vita.’” Io ero una di quei lettori psicolabili che avevano interpretato la frase nella seconda versione, in maniera apocalittica ovviamente. Questo perché, dall’inizio alla fine, osservando i quadri di Frida con alle orecchie un’audioguida che spiega chi fosse la pittrice “oltre il mito” sembra quasi di attraversare un vero e proprio calvario, il calvario di Frida. Mi azzardo  a dire – e che i critici d’arte, sicuramente più esperti di me non si offendano- che neanche Van Gogh fa trapelare dai suoi dipinti un animo così tormentato. Passionale. Spezzato.

 

“Oltre il mito,” – titolo dell’esposizione – Frida aveva una personalità sconvolgente, turbante, scioccante. Frida con i suoi dolori, con i tradimenti, con le ossa spezzate, come la sua anima. Frida con la nostalgia della sua terra, con l’ardore politico che difendeva la libertà. Frida e la prigionia claustrofobica del mondo. Frida che dipingeva per lo più autoritratti. E tutto ciò che trasmette il suo sguardo austero e distaccato è angoscia e passione. Se per Schopenhauer la vita è un pendolo che oscilla tra la noia e la felicità, per Frida essa oscilla tra il dolore e la passione.

Il mio quadro preferito è “L’amoroso abbraccio dell’universo.” In questo quadro Frida ritrae se stessa con in braccio suo marito Diego Rivera. Si tratta di un abbraccio tra opposti: da una parte e dall’altra del dipinto troviamo infatti la rappresentazione del giorno e della notte. In basso c’è un cane di razza sacra per gli aztechi, che rappresenta da una parte il simbolo del ricongiungimento alle origini messicane, e dall’altra la fedeltà di coppia.  Frida, con la voce meccanica dell’audioguida, spiega che “qualunque donna vuole trattenere a sé un uomo tra le braccia, come un bambino.” Tutto ciò fa riferimento alla tormentata storia d’amore tra lei e il marito, piena di incomprensioni, separazioni e tradimenti. Nell’idillio pittorico di Frida, invece, la loro storia d’amore è così, perfetta, con lui sempre tra le sue braccia e la fedeltà come capostipite della loro unione, per quanto loro due siano opposti.

Molti dei quadri hanno come caratteristica la convergenza degli opposti, richiamando il famoso tema dello yin e dello yang della cultura indigena sudamericana. Per me è più generalmente un riferimento alla vita, dove stiamo tutti in bilico, come su di una corda, tra due versanti opposti, e cerchiamo di conviverci, e farli combaciare, mentre continuano a corrodere la corda, da una parte e dall’altra, e noi in equilibrio su di essa.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...