L’amore secondo Klimt

 

 

 

Tutte le cose tendono a cambiare se le guardi da una prospettiva diversa, e l’amore non fa eccezione.

Vienna, Museo del Belvedere. La cosa più attrattiva, le opere di Gustav Klimt. Da “Judith” al “Bacio”, a “Vita e Morte”, la romantica visione di Klimt sembra avvolgersi in un alone tenebroso e malinconico, come di un animo tormentato.

Cosa lo tormenta? La donna, l’amore? L’arte permette di fantasticare più di qualsiasi altra cosa e creare delle storie attorno alle cose che non esisteranno mai. Come assuefatta dai colori, la protagonista di questo viaggio alla scoperta dell’amore secondo Klimt, al Museo di Belvedere di Vienna, viene attratta dall’angolo più maestoso, sovrastato da una teca che protegge dalle storie insulse dei viaggiatori il dipinto che fa da epiteto dell’amore secondo l’artista: il Bacio.

Una scolaresca ostruisce la visione. Giovani statunitensi venuti da oltreoceano avevano invaso l’altarino dell’artista, e contemplavano la figura ascoltando le parole di un’esperta. Capelli grigi, media statura, espressione teatrale. Pareva essere una donna sulla sessantina. L’esperta per spiegare “l’amore secondo Klimt” inizia a raccontare un aneddoto:

“Ero giovane. Venuta qui, come oggi, per spiegare cosa Klimt intendesse realmente dire con questo quadro. Notate la figura della donna, inginocchiata su questo tappeto verde, che simboleggia la libertà a contrasto con lo sfondo scuro? Notate come la figura dell’uomo sovrasta quella della donna, e le cinge la testa, per darle questo bacio, che però lei sembra fuggire? La donna ha gli occhi chiusi e un’espressione quasi sofferente, e quelle braccia quasi la soffocano, avvolgendola. Guardate come la mano di lei sembra trattenere le braccia di lui. Non è un bacio voluto, è un bacio sofferto, soffocante. Questa è la visione dell’amore passionale di Klimt. Quando lo dissi, una ragazza si mise a piangere in fondo al gruppo. Io le chiesi ‘Perché piangi? Che succede?’ Lei mi rispose ‘Dottoressa, ha rovinato un sogno. Questo quadro è il simbolo dell’amore con il mio compagno.’ Cosa dovevo rispondere, se non ‘mi dispiace?’”

Quello che la protagonista della ricerca pensò, ascoltando la spiegazione del quadro, fu che, al di là di tutto, l’amore è un’esperienza che coinvolge ogni particella del nostro corpo, quando è vero. E’ qualcosa di totalizzante, che molto spesso corre il rischio di annullare chi lo prova, di inglobare tutto il resto, sogni e aspettative, per un sogno comune. E in effetti questa prospettiva non si dissocia molto dal significato del quadro di Klimt. Ma questo non è l’amore, è la degenerazione dell’amore. Come nella Politica di Aristotele, ogni forma di idea ha la sua degenerazione.

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