L’amore, adesso. Una recensione del romanzo di Chiara Gamberale.

 

 

“Funziona cosi. Che arriviamo a un punto. Prima di quel punto, ne abbiamo la certezza assoluta: è già successo tutto.” Un punto. Un momento. Per quanto il romanzo di Chiara Gamberale, Adesso (2016), racconti storie e tormenti interiori di diversi personaggi, protagonista assoluto del libro è un momento: il momento in cui ci si innamora, “adesso,” per l’appunto.

L’unico momento in cui non troviamo una definizione esatta alla nostra vita, un momento di cui non conosciamo le conseguenze, non conosciamo i risvolti: il presente. Definire il presente equivale a definire l’indefinibile: si tratta di uno schizzo più o meno fedele della nostra vita, non ancora archiviato, non ancora totalmente definito, un momento in cui il nostro essere e i suoi limiti sono in fieri, nella libertà di un atto in potenza che non si è ancora verificato.

Definire l’amore, forse, equivale un po’ a definire il presente. Indefinibile. Per alcuni l’amore è una sensazione, per altri una propensione, per altri una disgrazia, una maledizione. Ognuno vede una faccia diversa dell’amore, come un prisma che riflette se stesso su uno specchio. Siamo confusi dalle sue mille forme. Gamberale si ferma ad osservare un momento, il momento in cui qualcosa dentro di noi scatta ci cambia per sempre.

A chi ama le parole, mi piacerebbe presentare un’immagine sintomatica: una lingua contiene un numero ingente di parole, ciascuna con un proprio significato. Eppure è interessante osservare come le parole vengano condizionate dalla loro versione connotata o denotata. La connotazione è il significato particolare che assume una parola in un determinato contesto. La denotazione è il significato “base” della parola, solitamente tra le prime riga nella spiegazione sul dizionario. L’amore è la connotazione che diamo alle persone. Così Chiara Gamberale scrive: “E’ che ci sono sette miliardi di persone, al mondo. Ma fondamentalmente si dividono in due categorie. Ci sono quelle che amiamo. E poi ci sono tutte le altre.” Ci sono due categorie, denotati e connotati, tutti gli altri e le persone che amiamo.

I protagonisti principali sono Lidia e Pietro, entrambi reduci di un matrimonio fallito. Un trauma che impedisce loro di provare nuovamente ad impegnarsi in una relazione amorosa. Non solo, Lidia non riesce a dire addio a Lorenzo, il suo ex marito, eterno adolescente come lei. I due non riescono a fare a meno l’uno dell’altra, ma hanno deciso di lasciarsi perché solo così riuscivano “a stare insieme per sempre.” Poi c’è Luca, Valentina, il francese di Santa Crùz, Rosemary, Kate, Tommaso e gli “amici dell’Arca di Noè,” tutti bloccati nel loro “adesso.” Tutti incapaci di accettare il cambiamento, o perfino di crearne uno.

Cos’è l’amore? E poi, quand’è che finisce davvero l’amore? Domande che la Gamberale lascia trapelare tra le riga del suo romanzo, che guizzano fuori dalle parole e che cercano disperatamente una soluzione. Ci verrà data una soluzione alla fine della storia? Le problematiche principali, in fondo, sono due: l’amore e il cambiamento, la gestione di quel momento in cui nel bene e nel male l’equilibrio (o lo squilibrio) a cui eravamo abituati magicamente (o tragicamente) si spezza. Cosa succede in quel momento?

Il cambiamento poi è legato all’immagine del cadere. Fall in love, penseranno i romantici. Fall, cadere. In un frammento in cui Chiara Gamberale descrive i dubbi di Lidia quando si accorge di sentire qualcosa per Pietro, leggiamo questo: “[…] qui finisce che cado. E cosa succede, se cadi? Succede che magari cambio.”

Cambiamo quando ci innamoriamo o ci disinnamoriamo? Forse si. Forse è questo che spaventa dell’amore.

In terza persona, narrazione continua, mai spezzata da numeretti di capitoli che ci possano far perdere il filo del discorso, scorrevole, da leggere tutto d’un fiato, arriviamo all’ultima pagina, cercando disperatamente una risposta che ci dica cosa fare adesso, adesso che è tutto finito, adesso che è tutto cominciato. Cosa fare, se adesso siamo cambiati? Possiamo tornare indietro? Come facciamo ad evitare il panico del cambiamento? Chiara Gamberale, e adesso? Cosa si fa Adesso?

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